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Conferenza di fine anno 2017

1 dicembre 2017 | Eventi Retail Institute

Una settantina di associati e, in generale, di addetti ai lavori del mondo del retail e della distribuzione hanno partecipato alla Conferenza di fine anno di Retail Institute, dal titolo più che sfidante “Disrupt: uncertainly is the only certain thing”, che si è svolta all’Accenture Customer Innovation Network di Milano.

 Gli onori di casa sono stati fatti da Alberto Pozzi, managing director di Accenture, la cui mission principale è la continua ricerca di innovazione e conoscenza, «per affrontare le sfide in un contesto sempre più imprevedibile» ha detto Pozzi.

 Protagonista del meeting, moderato da Andrea Farinet, professore Liuc Università Cattaneo, James Bidwell, ceo di Springwise London, che di recente ha pubblicato il libro “Disrupt! 100 Lessons in business innovation”. Alla tavola rotonda hanno partecipato anche Andrea Boaretto, docente e consulente di Marketing Multicanale e Daniele Tirelli, presidente di Retail Institute.

 «Bisogna non solo cavalcare il cambiamento, ma per farlo è indispensabile cambiare il proprio modo di pensare. E in un contesto sempre più globale è necessario sia collaborare e condividere le proprie idee, sia avere una prospettiva internazionale, soprattutto per quanto riguarda le innovazioni, imprescindibili per capire  in che direzione si stiano effettivamente muovendo i consumatori. Senza dimenticare la valenza strategica del turismo» ha premesso Bidwell.

 «Che lo scenario si modificherà in modo sostanziale e, soprattutto molto velocemente, emerge un po’ ovunque. Per esempio come riporta l’Economist, entro il 2034 il 47% di tutti i lavori potrebbe essere automatizzato. Ma non solo, il 50% dei top manager pensa che il proprio business model abbia al massimo 5 anni di vita. Oppure, nel 2016 Alibaba ha venduto online 455 miliardi di dollari di prodotti e certo non si fermerà qui» ha aggiunto Bidweel.

 Come fronteggiare dunque le nuove sfide? Secondo Bidwell bisogna trarre espirazione dalle innovazioni più sorprendenti, all’insegna appunto della disruption. «Per esempio la libreria di Tokyo che vende un solo libro a settimana e che ogni sera organizza eventi per promuoverlo, trasformandosi di fatto in un’agenzia di pr. Oppure il sistema di pricing dinamico che promette minori sprechi alimentari. O, ancora, poter connettere i propri abiti grazie alla tecnologia Rfid (radio frequency identification) tale per cui se non vengono indossati di frequente faranno richiesta per essere donati».

 Tecnologia, intelligenza artificiale e mondo virtuale in primissimo piano dunque. Ma Daniele Tirelli ha avvertito: «L’accelerazione della modernità può creare reazioni opposte e bisogna prevederne il forte impatto sociale. Ne è un esempio ciò che sta succedendo con i vaccini: c’è chi vuole fare passi indietro rispetto alle posizioni già acquisite. Non solo, l’innovazione certo non riguarda tutte le popolazioni, gran parte degli africani sono esclusi».

 «Fermo restando» ha aggiunto Tirelli «che tutto il digitale deve fare i conti con la risorsa principale rappresentata dal tempo. Per esempio il nuovo sperimento di Amazon Fresh, di consegna del fresco in 15 minuti dall’ordine, implica mettere il codice a barre su tutta la frutta e verdura, questo evidentemente ha un impatto a ritroso sulla filiera che dovrà organizzarsi. E occorre tempo per farlo».

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