Nell’elettronica ripartono i consumi

Nel 2007 il mercato valeva 15 miliardi di euro, oggi si muove attorno ai 10 miliardi. Sul campo minato del mercato tech italiano in tanti ci hanno lasciato le penne, e le insegne, come i giganti esteri Fnac, Darty, Dixons, battendo uno dopo l’altro in ritirata. Oggi, a forza di politiche di prezzo aggressive, e di fusioni per aumentare la massa critica e volumi, il primo trimestre ha registrato un sensibile aumento delle vendite, più 4,5% secondo i dati di Aires, l’associazione che raduna i grandi del settore con 9,7 miliardi di fatturato, 189 aziende singole, 1.641 punti vendita e circa 21.000 addetti. Eppure, i margini sono sempre più risicati, quando va bene a livello da prefisso telefonico. Tira quindi aria di un ulteriore consolidamento del settore, tra riposizionamenti, nuovi concept di punto vendita, spinta alla multicanalità, altre aggregazioni e un “mercato” delle insegne, dove non è raro vedere soci cambiare casacca.

Oggi Expert Italia conta un fatturato globale di 1,8 miliardi, in crescita dell’1,3% rispetto al 2013. In mezzo al “mercato dei soci” e dei gruppi di acquisto, le catene monobrand accusano i contraccolpi di tanti anni di crisi, e di una ripartenza ancora incerta. L’accordo sulla solidarietà per 12 mesi siglato da Mediamarket con i sindacati che riguarda 4.800 dipendenti di 96 punti vendita ma che prevede anche la chiusura di 7 store in città strategiche, come Roma, Milano, Genova, Napoli, scongiura il licenziamento di quasi mille persone, ma è l’ennesima spia di allarme per tutto il comparto. Nel 2014 l’insegna tedesca Mediaworld, numero uno in Italia per vendite, per la prima volta ha registrato una perdita in bilancio di 13 milioni e un calo dei ricavi sensibile, oggi a 2 miliardi contro i 2,5 di qualche anno fa. Le grandi superfici degli ipermercati soffrono sempre di più, le promozioni portano una corsa selvaggia al basso prezzo, la multicanalità è una strategia che tutti sposano ma l’online vale meno dell’8% dei ricavi. Al posto dei mall sconfinati, in uno scenario di mercato ridimensionato, sta premiando una filosofia della prossimità, del negozio sotto casa, la fidelizzazione, alta specializzazione del personale. Tuttavia, piccole e grandi chiusure e ricorsi alla solidarietà hanno colpito un po’ tutti, nessuno escluso. Il risveglio delle vendite è trainato dalla telefonia che viaggia a doppia cifra e dagli ecobonus che stanno dando fiato agli elettrodomestici, ma audio, video e fotografia restano in profondo rosso. Rispetto alle catene monobrand, i gruppi di acquisto Made in Italy composti da diverse imprese, radicate nei territori, e unite dall’insegna comune, sembrano assorbire meglio, almeno in modo più flessibile, l’urto di consumi ancora altalenanti. È il caso di Euronics, bandiera olandese piantata nella Penisola nel 2000 ma formata da 35 soci indipendenti italiani. In questi anni le aziende del gruppo si sono consolidate aggregandosi fra loro, oggi infatti sono 12. Nel 2014 la società è riuscita a migliorare il fatturato consolidato dell’1,8%, a quota 1,7 miliardi, sempre più vicino al leader di mercato Mediamarket. E per il 2015 Euronics ha in agenda di aprire 15 nuovi store per 300 nuove assunzioni.

Il mercato dell’elettronica scatena grandi passioni ma è in continuo movimento. E l’e-commerce è il convitato di pietra di ogni conversazione. Per le catene dell’elettronica l’approccio multicanale è omai una sfida quotidiana, ma c’è anche chi non ci sta a vedere l’e-commerce come un concorrente

Trony, pur dovendo ricorrere a qualche chiusura e anche alla solidarietà, è il marchio che forse è cresciuto più di tutti in questi anni, portando sotto il suo cappello nuove imprese, come i negozi Fnac e Darty acquistati da uno dei 15 soci, Dps Group, e il già citato Papino Elettrodomestici. Per quest’anno la catena di elettrodomestici nata nel ‘91 e oggi con 1,1 miliardi di euro di ricavi, ha previsto 6 nuove aperture.

tratto da affari & finanza

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