Circolo virtuoso

Riflettendo sul futuro dei centri commerciali e sulla necessità di un cambio di mindset per accendere il motore dell’innovazione, è interessante il punto di vista di Cristian Catania, architetto e Head of Universal Design* in Lombardini22.
Partiamo da una sua provocazione.
“Perché, in un settore intorpidito come quello del Retail, non si è ancora presa al volo l’opportunità offerta dallo Universal Design per ampliare il target di utenza?”

Intercettare, attraverso processi di inclusione, il bacino economico che l’accessibilità può muovere è una vera e propria strategia di sviluppo troppo spesso trascurata.
Si tratta, infatti, di un target estremamente ampio, che coinvolge non solo persone con certificazione di disabilità riconosciute (7.600.000 in Italia), ma anche gli oltre 12 milioni di persone che hanno dichiarato di aver avuto, in un anno, esigenze di accessibilità per periodi superiori a 6 mesi.
Riconoscere nello Universal Design una leva economica permetterebbe di accogliere milioni di persone che afferiscono, ad esempio, al mondo della senior economy e aiuterebbe a smuovere in maniera celere la situazione di stasi in cui è immerso il mondo del Retail. Oltre a rafforzare l’awareness sociale dei centri commerciali.

Inoltre, progredire in termini di progettazione accessibile del formato ha il vantaggio di partire da una base privilegiata: il centro commerciale è già, per sua natura, la tipologia pubblica più accessibile che ci sia!
La mancanza di gradini o marciapiedi nelle strade di percorrenza, la concentrazione di un’ampia e variegata offerta gastronomica e alimentare nella piazza, la cura dell’acustica ambientale, lo studio della segnaletica di orientamento sono tutti esempi di un processo di accoglienza già in atto, che andrebbe messo in luce e raccontato in maniera precisa per mostrare in cosa consiste concretamente l’inclusività – schivando così il rischio di social washing.

Si tratta di prendere consapevolezza e valorizzare quello che già c’è, e integrare, attraverso una consulenza specializzata e il coinvolgimento di professionisti ed esperti di accessibilità, migliorie e interventi che assicurino la longevità delle strutture.
Un circolo virtuoso animato da un approccio che noi chiamiamo #oltrelanorma, dove a guidare all’azione non è l’obbligo normativo, ma la comprensione del reale valore di innovazione.
Non una mera risposta alla funzionalità, quindi, ma una capacità di accogliere le ambizioni delle persone in un’ottica di ricerca di accessibilità trasparente.‍

*Lo Universal Design è la progettazione di prodotti, strutture, programmi e servizi utilizzabili da tutti e tutte, nella misura più estesa possibile e senza limitazioni.

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